Lettera dell’Abate Preside
Cari fratelli e sorelle della nostra Congregazione Sublacense,
Quando ho scritto la mia ultima lettera circolare alla Congregazione all’inizio di Gennaio, mi stavo preparando a partire per la Visita Canonica a New Norcia in Australia e chiedevo a tutti di pregare per una serie di elezioni di superiori che si dovevano tenere proprio all’inizio di quest’anno. Infatti, ci sono state non meno di otto elezioni in questa prima metà dell’anno, alcune delle quali hanno messo fine a lunghi periodi di incertezza di alcune comunità poste sotto l’autorità di un priore amministratore. Voglio dunque cominciare proprio felicitandomi con i nuovi superiori: i Padri Abati John Herbert di New Norcia, David d’Hamonville d’En Calcat, Francesco Trolese di Santa Giustina di Padova; Padre Damase Duvillier che, dopo le sue dimissioni da abate de La Pierre-qui-Vire ha generosamente accettato la sua elezione come Priore Conventuale di Bouaké nell’Africa dell’Ovest e il Padre Priore Savio Siccuan, di Malabalay che è stato eletto Priore Conventuale dopo aver guidato la comunità per otto anni come Priore Amministratore. Per quanto riguarda le monache associate, siamo stati informarti dell’elezione di M. Marie-Reine Houston come Priora di Toff in Benin e di M. Geneviève Barrière come Abbadessa di Jouarre. Ad multos annos!
Ed ora vorrei ritornare a parlare della Carta caritatis. Il Capitolo del 2008 ha votato positivamente su quelle che sono le linee fondamentali di questo testo e gli anni che ci separano dal Capitolo del 2012 ci danno il tempo per riflettere ulteriormente su questo documento. Ciò significa pensare dei miglioramenti possibili in modo che possa diventare realmente – se desiderato – un riferimento che faccia da motore nella vita della nostra Congregazione. Prima di tutto prego tutti coloro che avessero qualcosa da suggerire su questo tema, sia in positivo che in negativo, di farlo inviando il loro punto di vista alla Curia di sant’Ambrogio. Il contributo di ciascuno sarà accolto con gratitudine e inviato ai membri della Commissione preparatoria del Capitolo che ne farà oggetto di seria attenzione. Più numerose saranno le reazioni e più ricca sarà la preparazione, come pure più decisivo e qualificato il lavoro che si potrà fare al momento del Capitolo Generale. I contributi potranno essere personali, come pure il frutto del lavoro di una comunità, di un consiglio o di un Capitolo Provinciale. Tutto il materiale sarà oggetto di accurata attenzione.
Durante l’ultimo Capitolo sono state poste due domande: una riguardo al titolo del testo e l’altra riguardo alla sua natura e alla sua portata. Mi piacerebbe condividere quelle che sono le mie riflessioni su questi due punti.
1. Capisco lo scetticismo di alcuni davanti alla ripresa di un titolo che è quello del documento fondatore dell’Ordine Cisterciense. Nondimeno bisogna ricordare che, prima di Citeaux, questo titolo era stato già usato a Vallombrosa. Trovare un accordo su come esercitare la carità tra monasteri e mettere a punto un testo su questo argomento è qualcosa che non solo tutti i monaci possono, ma forse devono fare! Lo stesso Ordine Cisterciense della Comune Osservanza si è interessato a questo nostro progetto e ha chiesto che uno dei membri della Commissione possa parlare di questo nostro lavoro durante il loro prossimo Sinodo dei Presidi in Autunno. Non sembra dunque che il nostro desiderio sia stato percepito come una lesione dei loro diritti! Detto questo la Commissione resta aperta a tutte le proposte per un titolo diverso da dare eventualmente al testo (Confessio Caritatis, Concordia Caritatis…).
2. Per quanto riguarda la natura e la portata del documento si è posta la questione di sapere se si tratta di un testo con valore canonico. La risposta è evidentemente negativa. Non si tratta infatti né della Regola di san Benedetto, nella cui Tradizione noi tutti viviamo, né tantomeno delle disposizioni canoniche più o meno obbliganti a seconda dei casi, raccolte nelle nostre Costituzioni. Ma non si tratta nemmeno di una semplice pia esortazione del Capitolo Generale caduta in oblio subito dopo essere stata votata e approvata. Nell’ultimo capitolo della Regola, san Benedetto ci rimanda ad ogni pagina dell’Antico e del Nuovo Testamento come pure ad altri testi della tradizione monastica. Possono dunque esserci delle che, pur non essendo canonicamente vincolanti, talora possono persino avere un valore maggiore, in quanto ci sollecitano fortemente a dare risposte evangeliche in un momento particolare della nostra storia. Elementi come questi sono da rifiutare o da sottovalutare solo perché non fanno parte di un corpo giuridico?
Il documento cui stiamo lavorando indica tre ragioni che giustifichino la creazione al momento attuale di un testo che funga da “road map” per gli anni a venire: la crescente fragilità delle nostre comunità con il conseguente bisogno di esercitare una mutua e attiva carità; l’effetto che la globalizzazione ha sulle nostre comunità – come nella società in generale – e l’opportunità che ciò rappresenta per vivere ciò che tutti vivono in un modo che sia evangelico; i cambiamenti a livello culturale e teologico di questi ultimi anni a cui non possiamo in nessuno modo restare indifferenti. Non penso affatto che quelli appena menzionati siano aspetti che si possano sottovalutare anche perché penso che descrivano bene la nostra attuale situazione nella Chiesa e nel mondo. A partire da tutto ciò mi sembra di poter dire che il nostro testo delinei con discrezione – nel senso che questo termine ha nella Regola – dei processi concreti a cui ci invita la carità reciproca. Non si tratta di obblighi ma vengono offerte piuttosto delle descrizioni di quelle che sono le situazioni che possono accadere sotto i nostri occhi unitamente agli atteggiamenti che ci possiamo augurare di assumere per potervi far fronte. La Commissione ha cercato di sensibilizzarci in modo costruttivo ad essere più attenti alla realtà presente e futura senza per questo definire in anticipo come ciò debba essere concretamente messo in atto dai singoli monaci, dalle comunità, dalle province e dalla Congregazione. È anche da notare come molte suggestioni offerte dal testo si possono già vedere attuate qua e là nella nostra Congregazione. Si può ben rilevare come siano aumentati i contatti tra le varie province fino a poter celebrare il Capitolo Provonciale in un monastero appartenente ad un’altra Provincia. Spesso agli incontri organizzati da una provincia vengono invitati a parteciparvi fratelli provenienti da altre provonce. La Pierre-qui-Vire, di sua iniziativa, ha organizzato un incontro per giovani professi d’Europa nel 2006 mentre il monastero di Kornelimunter sta preparando un incontro per le Province del Nord Europa per il 2010. Più ci incontriamo e più ci riconosciamo reciprocamente. Con una crescente conoscenza di quelle che sono le ricchezze e i bisogni crescerà pure lo scambio e l’aiuto reciproco. La Curia, per parte sua, sarà sempre pronta a facilitare questi contatti anche quando le iniziative vengono da altrove.
A questo riguardo vorrei condividere con voi due idee che mi sono venute proprio su questo argomento: penso sarebbe bene che i monasteri d’Asia e d’Africa possano giocare un ruolo più rilevante nel governo della Congregazione attraverso la nomina di due nuovi assistenti provenienti uno dal Vietnam e uno dall’Africa. Non so bene come e quando questo potrà realizzarsi: ci sarebbe da trovare le persone e da considerare il problema della lingua. Forse potrebbe essere questa l’occasione per riflettere in modo più approfondito su quello che è il ruolo degli assistenti. In ogni modo sono aperto a sentire il vostro parere sull’argomento.
Un’altra idea riguarda invece la formazione. Nel monachesimo benedettino anglofono esistono delle lunghe sessioni di formazione per monaci e monache di ogni età e di diverse congregazioni e queste iniziative hanno un grande successo. La nostra Congregazione è internazionale ed è unita attorno ad una lunga tradizione che però facciamo fatica a definire… ma esiste! Mi domando se non si potrebbe immaginare, foss’anche a titolo sperimentale, un lungo tempo di formazione comune (per esempio nove mesi) per un certo numero di monaci provenienti da tutti i nostri monasteri e per la cui realizzazione bisognerebbe mettere a punto il programma, il luogo e la lingua. Per quest’ultima, personalmente, proporrei il francese visto che molti monasteri della nostra Congregazione sono francofoni o di origine francofona, visto che la letteratura monastica è spesso in lingua francese, e non ultimo al fine di introdurre un’altra lingua di comunicazione accanto all’inglese: la conoscenza di una sola lingua infatti impoverisce e l’epoca della globalizzazione esige un certo sforzo nella conoscenza delle lingue. Ci sarebbe un qualche interesse per una cosa del genere?
Consentitemi di terminare questa parte della lettera con una questione che mi sta molto a cuore e che è profondamente connessa a cio di cui la Carta Caritatis dovrebbe occuparsi: tra i monasteri che hanno grande bisogno di aiuto c’è Morne St. Benoit in Haiti. Penso che la Carta Caritatis ci può aiutare a focalizzare il modo in cui (come persone, monasteri e provincie) possiamo aiutare questo monastero. Il monastero fondatore di Landévennec in passato ha fatto molto per questo monastero ma oggi non ha più i mezzi per fare altrettanto. L’abbazia de La Pierre-qui-Vire ha mandato in aiuto due monaci per un lungo periodo di tempo, ma ora sono dovuti rientrare in Francia. C’è qualche monastero in Europa, Vietnam o Africa che si trova nella condizione di indicare qualche monaco all’abate di Landévennec perché la vita monastica possa proseguire in questo paese così povero e vessato da così tante difficoltà?
All’inizio di Maggio sono stato in Francia per l’incontro del Consiglio dei Visitatori che si tiene due volte l’anno e che si è svolto questa volta nell’Abbazia di S. Guénolé in Bretagna. Tra i temi maggiori all’ordine del giorno vi era quello della ristrutturazione delle attuali Province della Congregazione. L’anno scorso il Capitolo Generale ha approvato il passaggio del monastero di Ponta Grossa in Brasile dalla Congregazione Brasiliana alla nostra. È probabile che un monastero diocesano di Santa Rosa sempre in Brasile, si unisca alla nostra Congregazione come Casa dipendente di Ponta Grossa. Tutto ciò ha delle notevoli ripercussioni sulla distribuzione geografica delle nostre Province. Non è forse pensabile l’idea di distaccare i monasteri del Nord e Sud America dalle Province fondatrici (Spagnola, Francese e Inglese) per creare due nuovi gruppi regionali? Sono appena rientrato da un viaggio in America Latina con l’Abate Joël Chauvelot di Tournay, per visitare Ponta Grossa e la piccola fondazione di Tournay a Goias sempre in Brasile. Abbiamo sperato che si sarebbe potuta trovare una soluzione per Goias che, dopo la morte di Don Pedro Recroix in Marzo, conta ormai un solo membro effettivo, ma purtroppo siamo giunti alla conclusione di non avere altra alternativa che quella di chiudere questa casa.
La creazione di una Provincia del Nord America avrebbe potuto offrire una soluzione per l’eccessiva estensione geografica della Provincia Inglese e anche facilitato la formazione di una costituita dalle Province Inglese, Fiamminga e Tedesca. Ma questo avrebbe delle implicazione per i due monasteri anglofoni dell’Africa, Polokwane e Kristo Buase. Siamo in grado di costituire una Provincia bilingue in Africa? Lo scambio avuto a Landévennec ha dimostrato come non sia facile trovare una soluzione che vada bene per tutti. I Visitatori hanno chiesto di dare tempo alle Province interessate di discutere agevolmente e approfonditamente la questione prima tra loro, in modo da poter tornare sull’argomento da parte nostra.
Su richiesta dell’Abate Stefano, Visitatore della Provincia vietnamita, che ci ha pure trasmesso l’accordo del Vescovo di Bammethuot, il Consiglio dei Visitatori ha unanimemente votato la restaurazione dello statuto di indipendenza al monastero di Thien Hoa, che era diventata casa dipendente di Thien An a motivo della guerra. Questa decisione è ancora più opportuna in quanto coincide con l’”Anno Santo” che celebra i 75 anni di presenza benedettina in Vietnam e i 70 anni dalla fondazione di Thien An da parte di due monaci de La Pierre-qui-Vire, Dom Romain e Dom Corentin, nel 1939. L’anno giubilare è stato aperto il 10 Giugno 2009 con una Messa presieduta dal Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Hue. A concelebrare c’erano tre abati e una settantina di preti diocesani unitamente a settecento fedeli presenti per la celebrazione. Altri appuntamenti sono previsti lungo tutto l’anno fino alla prossima festa del Sacro Cuore.
Sentiamo di doverci congratulare in modo particolare con i monasteri del Vietnam in questa gioiosa occasione. I nostri quattro monasteri hanno dovuto soffrire molto sotto il regime comunista e per la guerra che ha diviso per anni questo paese, ma attualmente sono la parte più fiorente della nostra Congregazione. I quattro monasteri di Thien An, Thien Binh, Thien Phuoc e Thien Hoa in totale contano 269 monaci di cui 80 sono novizi o postulanti. È proprio a motivo di questi nostri fratelli dell’Asia che la nostra Congregazione registra un certo incremento in quelle che sono le statistiche annuali. Alla fine di Dicembre 2008 la Congregazione conta 1.375 monaci in 68 monasteri dispersi in 25 Paesi e sei continenti. C’è ancora da aggiornare il prospetto che registra le sorelle associate alla nostra Congregazione e che comunque si aggirano attorno al migliaio. Lo scorso anno il Capitolo Generale ha anche votato positivamente per accogliere in associazione ecumenica la Comunità Anglicana di Camperdown in Australia (una comunità di uomini e donne) associandola così alla nostra Congregazione. Ho potuto visitare ancora una volta questa comunità all’inizio di quest’anno con l’Abate Hugh di Pluscarden dopo la Visita Canonica fatta a New Norcia.
A metà Maggio abbiamo salutato Padre Ghislain Lafont che ha servito la Congregazione come Procuratore Generale dal Marzo 2007. Padre Ghislain ha festeggiato il suo 81° Compleanno con noi, in Curia, nel mese di Febbraio e poco dopo ci ha lasciato per fare ritorno nel suo monastero di La Pierre-qui-Vire dove continua la sua ricerca teologica e lavora a nuove pubblicazioni. Un’intera generazione di monaci si sente legata al come insegnante di teologia a Sant’Anselmo e all’Università Gregoriana di Roma. Fortunatamente non ha sciolto tutti i legami con la Curia e continua sempre a lavorare nella commissione per la Carta Caritatis.
Il nuovo Procuratore Generale è P. Ambrose Flavell, che è arrivato dapprima in Curia come Segretario. Questo servizio viene ora assicurato da sr. Martina Pirastru del monastero di san Luca di Fabriano, la quale è stata generosamente “prestata” alla nostra Congregazione per un anno. P. Bernardo Mariani, di Santa Scolastica, è entrato a far parte del Consiglio degli Assistenti pur continuando a vivere a Subiaco.
Abbiamo salutato pure vari ospiti residenti da noi per un tempo. P. Dominic Nguyen Duc Hanh che dopo aver completato il suo Dottorato in Diritto Canonico è rientrato nel suo monastero di Christ in the Desert: sarà coinvolto nel progetto di una nuova casa di monaci Vietnamiti in Texas dipendente da Christ in the Desert. Sr Leena e Sr. Lissy, Benedettine della Congregazione di santa Lioba, hanno lasciato Roma per nuovi impegni altrove. Padre Maximilien Longanghe, congolese, e il Dr. Matteo Poddi, archeologo sardo, hanno portato a termine i loro studi nello scorso Giugno e stanno per lasciarci. In Settembre avremo in casa delle nuove presenze, nonostante il fatto che stiamo facendo dei lavori nella parte della casa riservata alle Suore nella speranza di avere così delle camere disponibili per accogliere le sorelle della nostra Congregazione in visita a Roma.
Vi assicuro la mia preghiera e faccio ad ognuno i miei più cordiali auguri.
P. Bruno Marin, Abate Presidente